Ercolano. L’arte di vivere

Set 1, 2026

Ercolano. L’arte di vivere

Set 1, 2026

Ercolano. L’arte di vivere: la quotidianità dell’antica città rivive a Castel Sant’Angelo

A Castel Sant’Angelo, dal 22 luglio al 18 ottobre 2026, una mostra racconta Ercolano attraverso gli oggetti, i sapori, i gesti e le abitudini della vita quotidiana. Oltre settanta reperti, molti dei quali raramente esposti, trasformano la tragedia dell’eruzione del Vesuvio in una straordinaria occasione di conoscenza.

C’è un modo diverso per raccontare una città antica: non partire dai suoi monumenti, dalle sue architetture o dai grandi personaggi della storia, ma dalle cose semplici. Un pane, una stoviglia, un utensile da cucina, un gioiello, un alimento conservato, gli oggetti di una bottega. È questa la prospettiva scelta da “Ercolano. L’arte di vivere”, la mostra che porta nelle sale monumentali di Castel Sant’Angelo la vita quotidiana dell’antica città vesuviana.

Dal 22 luglio al 18 ottobre 2026, il monumento romano accoglie oltre settanta reperti provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano, molti dei quali raramente mostrati al pubblico. Il percorso nasce dalla collaborazione tra il Parco archeologico di Ercolano e l’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma ed è curato da Massimo Osanna, Federica Colaiacomo, Luca Mercuri e Francesco Sirano.

Ercolano, una città conservata nel tempo

L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. rappresentò una catastrofe per gli abitanti di Ercolano, ma le particolari condizioni in cui la città venne sepolta hanno prodotto, nei secoli, un risultato archeologico eccezionale. La colata piroclastica ha infatti conservato non soltanto edifici e decorazioni, ma anche materiali organici, alimenti, arredi e oggetti di uso comune.

È proprio questa straordinaria capacità di restituire la dimensione privata e quotidiana dell'antichità a costituire il cuore della mostra. Ercolano non viene presentata soltanto come una città romana, ma come una comunità fatta di persone che cucinavano, mangiavano, lavoravano, commerciavano, si prendevano cura del corpo e trascorrevano insieme il tempo libero. DDirezione Musei Roma

Tra i reperti più sorprendenti ci sono alcune pagnotte carbonizzate dall'eruzione: pane prodotto quasi duemila anni fa che, grazie alla particolare conservazione, è arrivato fino a noi. Accanto al pane compaiono alimenti, stoviglie, utensili e reperti organici capaci di ricostruire con una concretezza rara la dieta e le abitudini degli antichi ercolanesi. 

Una “camera delle meraviglie” per entrare nella storia

Il percorso espositivo si articola in sette sezioni e si apre con una vera e propria Wunderkammer, una “camera delle meraviglie” ispirata alle collezioni rinascimentali.

Qui sono riuniti 42 reperti provenienti dai depositi del Parco archeologico: statue, busti, frammenti di affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana. La scelta di accostarli secondo una logica dello stupore invita il visitatore a guardare gli oggetti prima ancora di inserirli nel loro contesto archeologico. È un ingresso alla mostra costruito sull'emozione della scoperta. 

Questa apertura ha anche un significato simbolico. La riscoperta di Ercolano è infatti legata proprio alla meraviglia che la città sepolta suscitò nei suoi primi esploratori. Dopo il ritrovamento dei resti del teatro nel 1710, le esplorazioni sistematiche iniziarono nel Settecento per volontà di Carlo di Borbone, aprendo una nuova stagione nella conoscenza dell'antichità vesuviana.

Dal Vesuvio alla strada: la città che vive

Dopo la meraviglia iniziale, il visitatore entra nel cuore della storia di Ercolano. Una sala immersiva racconta l'eruzione del Vesuvio, ma anche la nascita dell'immaginario moderno legato al vulcano, attraverso dipinti, stampe e oggetti che testimoniano il fascino esercitato da Napoli e dal Vesuvio sui viaggiatori del Grand Tour.

Il racconto torna poi alla città quotidiana: alle botteghe, alle strade, ai thermopolia, i locali nei quali si vendevano cibi e bevande pronti per il consumo. Le pagnotte carbonizzate e le teglie del forno di Sextus Patulcius Felix restituiscono così la dimensione concreta di un'economia fatta di lavoro, commercio e alimentazione. 

Non è quindi l'antichità idealizzata delle statue a dominare il percorso, ma quella fatta di gesti. Preparare il pane, conservare il cibo, cucinare, servire una bevanda: azioni apparentemente banali che, a distanza di duemila anni, diventano preziose testimonianze storiche.

La casa, la cucina e il piacere della tavola

Uno degli aspetti più affascinanti della mostra è il passaggio dalla dimensione pubblica della città a quella privata della domus.

Cucina e dispensa diventano luoghi fondamentali per comprendere la società ercolanese. I reperti organici, le ceramiche, il vasellame in vetro e bronzo e gli utensili permettono di ricostruire non soltanto cosa mangiavano gli abitanti, ma anche come organizzavano la giornata e quali significati attribuivano al cibo.

Il percorso conduce quindi verso il vino e il banchetto, momento centrale della socialità romana. Mangiare insieme significava infatti condividere cibo e vino, ma anche conversare, ascoltare musica, costruire relazioni e mostrare il proprio status sociale. La tavola diventava così uno spazio di convivialità e, al tempo stesso, di rappresentazione. 

La “larva convivialis”: vivere ricordando la morte

A chiudere idealmente il racconto è un piccolo oggetto dal forte valore simbolico: la larva convivialis, una figurina scheletrica collocata nell'ambiente del banchetto.

La sua presenza ricorda ai commensali la brevità dell'esistenza. È un'immagine che racchiude una delle contraddizioni più profonde della mostra: proprio una città distrutta da una catastrofe naturale ci parla, a distanza di millenni, del desiderio di vivere, mangiare, bere e stare insieme.

Il messaggio è semplice e sorprendentemente attuale: la consapevolezza della fragilità della vita rende ancora più prezioso il piacere della convivialità. 

Un dialogo tra due luoghi della memoria

La scelta di Castel Sant'Angelo come sede dell'esposizione aggiunge un ulteriore livello al progetto. Da una parte c'è Ercolano, città romana conservata dalla tragedia del Vesuvio; dall'altra c'è Castel Sant'Angelo, monumento che nel corso dei secoli ha cambiato più volte identità, passando da mausoleo imperiale a fortezza, residenza papale e infine museo.

Due luoghi profondamente diversi, ma accomunati dalla capacità di conservare la memoria del passato. Il confronto tra i reperti vesuviani e gli spazi monumentali della Mole Adriana crea così un dialogo tra epoche e forme diverse di patrimonio. 

Non solo archeologia, ma una storia di persone

Il vero punto di forza di “Ercolano. L'arte di vivere” è forse proprio questo: la mostra non racconta soltanto come vivevano gli antichi romani, ma ci permette di riconoscerci nei loro gesti.

Il pane, la cucina, il vino, la tavola, il lavoro, la cura del corpo, il desiderio di stare insieme sono elementi che appartengono a una dimensione universale dell'esistenza. La distanza di duemila anni sembra improvvisamente ridursi.

L'eruzione del 79 d.C. ha cancellato Ercolano, ma nello stesso tempo ha conservato una parte della sua vita. Ed è questa la grande forza della mostra: trasformare ciò che è rimasto — anche il più piccolo oggetto — in una voce capace di raccontare una città e i suoi abitanti.

Ercolano. L'arte di vivere diventa così non soltanto una mostra archeologica, ma un viaggio nella quotidianità di un mondo antico che, attraverso le sue cose più semplici, torna sorprendentemente vicino al nostro.

Informazioni

La mostra è visitabile a Castel Sant'Angelo, Lungotevere Castello 50, Roma, dal 22 luglio al 18 ottobre 2026. È aperta dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.30; il lunedì è chiusa. Il biglietto intero indicato dal Ministero della Cultura è di 18 euro e include l'accesso a Castel Sant'Angelo e alla mostra.

0 Commenti

Invia Un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi altre news

Metamorfosi Campane

Metamorfosi Campane

Metamorfosi Campane: quando i musei diventano palcoscenici Teatro, mito e storia nei luoghi della cultura Dal 4 settembre al 17 ottobre 2026 sette appuntamenti tra Napoli e Caserta trasformano musei e siti archeologici in spazi vivi di teatro, performance e memoria La...

leggi tutto
Pompei: l’unione sacra tra Dioniso e Arianna

Pompei: l’unione sacra tra Dioniso e Arianna

Pompei: l'unione sacra tra Dioniso e Arianna. Il restauro del soffitto della Casa con Panificio racconta duemila anni dopo il mito che celebrava la coppia divina A Pompei c'è un soffitto che, dopo quasi duemila anni, ha ricominciato a raccontare la sua storia. Nella...

leggi tutto
La Fontana dell’Acqua “Suffregna”

La Fontana dell’Acqua “Suffregna”

La Fontana dell’Acqua “Suffregna”: una testimonianza della Napoli che dissetava la città Nel cuore della storia di Napoli si celano monumenti meno conosciuti ma di straordinario valore, tra cui la Fontana dell’Acqua “Suffregna”. Tali monumenti nascosti sono capaci di...

leggi tutto

prenotazione online

Vedi i miei tour

Tour privati e di gruppo di Napoli, Pompei e dintorni, con guida turistica abilitata dalla Regione Campania

prenotazione online

Vedi i miei tour

Tour privati e di gruppo di Napoli, Pompei e dintorni, con guida turistica abilitata dalla Regione Campania