Le zone “reali” di Napoli

Feb 19, 2026

Le zone “reali” di Napoli

Feb 19, 2026

Le zone “reali” di Napoli: Galleria Umberto I, Teatro San Carlo, Palazzo Reale ed i Giardini Reali

La galleria Umberto I è stata realizzata a Napoli tra il 1887 e il 1890. Fu edificata negli stessi anni in cui, a Parigi, Gustave Eiffel progettava la sua celebre Torre Eiffel. Prende il nome di Umberto I d’Italia, in segno di rispetto per il Re e per ricordare il suo prezioso supporto durante l’epidemia di colera del 1884, che rivelò la necessità di un risanamento urbano.

Le dimensioni di questa struttura erano impressionanti: lunghezza massima di 147 metri, larghezza di 15, altezza di 34 e mezzo, e il punto più alto della cupola a 57 metri. In breve tempo la Galleria si trasformò nel centro “mondano” di Napoli, anche per la sua prossimità ai luoghi più significativi della città.

La Galleria Umberto I presenta quattro ingressi: Via Toledo, Via Santa Brigida, Via San Carlo e Vico Rotto San Carlo. L’accesso principale si affaccia su Via San Carlo ed è formato da una facciata a forma di esedra, che alla base presenta un porticato sorretto da colonne in travertino e due archi ciechi; uno conduce alla galleria mentre l’altro all’ambulacro.

Dal sito www.napolineiparticolari.altervista.org

La costruzione della galleria “Umberto I”

Siamo in piena rivoluzione urbana e di cantieri in città ce ne sono tanti grazie ai lavori del Risanamento che “rivoltarono Napoli come un calzino” infatti nella nostra immagine è visibile un grande cantiere e, dalla cupola in vetro che sembra esserci in alto, probabilmente siamo alla presenza della realizzazione della galleria commerciale “Umberto 1”.

Galleria Umberto I in costruzione (anni 1887-1890).

E proprio per la costruzione della galleria e di tutti i grandi palazzi che vediamo oggi, verranno demoliti tutti quei vicoli che godevano di cattiva fama in quanto vi si trovavano taverne (famigerata era la taverna della Cagliantese o Cagliantesa) case di malaffare e vi si consumavano delitti di ogni genere. La fama conquistata si mantenne per quasi tutto l’Ottocento e negli anni ottanta del XIX secolo il degrado del luogo toccò punte estreme: nei vicoli si ergevano edifici a sei piani, la situazione igienica e tra il 1835 ed il 1884 in questa area si verificarono ben nove epidemie di colera. Furono abbattuti i palazzi che si affacciavano nel reticolo di vicoli alle spalle della Chiesa di Santa Brigida e della Chiesa di San Ferdinando, con l’adiacente il Palazzo Cirella.

Facciata della Galleria Umberto I. Disegnatore: Carlo Cornaglia – Incisore: Giuseppe Barberis.

Il perimetro terminava con l’attuale via Verdi, angolo via San Carlo e angolo via Santa Brigida. Il vico Rotto San Carlo, attuale Piazzetta Matilde Serao, è l’unico parzialmente sopravvissuto. A valle dell’attuale via Verdi vi era il largo del Castello con i muri esterni di Castelnuovo. …

Teatro San Carlo

Il teatro più antico d’Europa fu fondato nel 1737, il 4 novembre, giorno in cui si celebrava il San Carlo: il Teatro San Carlo! Un vero gioiello, costruito in soli otto metri e servito da modello per tutti gli altri teatri europei. Sovrano illuminato e grande mecenate, Carlo di Borbone, ne commissionò la costruzione, dando vita a un teatro di grande prestigio che continua ad attrarre artisti di fama internazionale. Nato nel 1734, Carlo ha solo 18 anni e vuole trasformare Napoli in una grande città europea al pari di Parigi e Vienna. Una delle sue prime azioni politiche fu la costruzione della componente temporale dell’arte, perfetta espressione della sua volontà, un luogo capace di ispirare bellezza, imponenza e potenzialità. La prima dell’opera Achille in Sciro di Domenico Sarro segnò l’inizio della stagione musicale e artistica più attesa.

Palazzo Reale ed i Giardini Reali

Il Palazzo Reale è un edificio storico situato in piazza del Plebiscito, nel cuore antico di Napoli, di fronte alla magnificente Basilica reale pontificia di San Francesco di Paola.

Da qui si raggiunge l’ingresso principale, ma l’intero complesso — che include i giardini, la Biblioteca Nazionale e il teatro San Carlo — si affaccia anche su piazza Trieste e Trento, su piazza del Municipio e su via Acton.

I lavori di costruzione iniziarono nel Seicento, ma fu solo nel 1858 che l’edificio assunse l’aspetto definitivo: alla sua realizzazione e ai successivi restauri parteciparono numerosi architetti, tra cui Domenico Fontana, Gaetano Genovese, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Sanfelice e Francesco Antonio Picchiatti.
Per oltre centocinquanta anni fu la residenza dei viceré spagnoli, poi dimora della dinastia borbonica dal 1734 al 1861 — interrotta solo per un decennio all’inizio dell’Ottocento dal governo francese con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat — e, dopo l’Unità d’Italia, dei Savoia: ceduto nel 1919 da Vittorio Emanuele III al demanio statale, è oggi destinato principalmente a polo museale, con gli Appartamenti Reali, ed ospita la biblioteca nazionale.

Credit: I Giardini pensili di Palazzo Reale a Napoli. ph. Mario Laporta/KONTROLAB dal sito web www.vivicampania.net

Quando Carlo di Borbone arrivò a Napoli nel 1734, il paesaggio del golfo lo accolse mentre si stabiliva nel panoramico palazzo dei Viceré, progettato da Domenico Fontana nel 1602. Fu solo nel 1745 che l’attenzione del re, precedentemente concentrata sulla costruzione di residenze suburbane, si rivolse agli spazi verdi del palazzo di città. Incaricò quindi Biagio de Lellis di riorganizzare la parte rivolta al mare e il giardino pensile sovrastante. Oggi, tre giardini distinti, con origini e storie costruttive diverse, adornano il palazzo. Il più grande giardino romantico, situato tra Via Verdi e l’ala della Biblioteca Nazionale, fu realizzato durante i vasti lavori di ristrutturazione del Palazzo Reale seguiti all’incendio del 1837. Questi lavori furono affidati da Ferdinando II a Gaetano Genovese e al botanico reale Friederich C. Dehnhardt, che nel 1842, dopo aver demolito alcuni volumi settecenteschi, creò un giardino all’inglese. La varietà botanica delle aiuole dal design sinuoso, che ospitano piante esotiche e tradizionali, mette efficacemente in mostra la sua cifra stilistica legata al collezionismo botanico e alla ricerca di effetti cromatici e ispirazioni visive. Nel 1924, quando la Biblioteca Nazionale si trasferì in un’ala del Palazzo Reale, Camillo Guerra progettò un monumentale e scenografico viale d’ingresso da Via San Carlo, tagliando centralmente il giardino e alterandone parzialmente l’impianto. L’eclettismo storicista che caratterizza il nuovo intervento, in particolare nella balaustra dalle forme barocche, garantisce una perfetta integrazione con il giardino romantico. Il disegno del secondo piccolo Giardino Italia, affacciato su piazza Trieste e Trento, è chiaramente leggibile a partire da una mappa di fine Ottocento; l’unica aiuola ellittica, ricca di esemplari di camelie, ospita al centro dal 21 ottobre 1860 la statua marmorea dell’Italia. Il terzo giardino pensile, denominato terrazza belvedere (foto), è situato al livello dell’appartamento reale e riveste un’importanza significativa in quanto elemento preesistente; la sua struttura a pergolato è già identificabile nelle antiche immagini seicentesche del Palazzo Viceregio. Nel 1837, Gaetano Genovese ne sottolineò la rappresentatività ampliando e ridisegnando le aiuole geometriche esistenti e valorizzando la geometria dell’impianto con la collocazione di un tavolo ellittico in marmo al centro dei due viali principali, insieme a un lungo pergolato ricoperto di piante rampicanti e delimitato da piccole aiuole.

Non dimenticatevi di fare una visita a queste zone dopo una visita guidata di Napoli

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