Il Real Bosco di Capodimonte

Mar 4, 2026

Il Real Bosco di Capodimonte

Mar 4, 2026

Il Real Bosco di Capodimonte: uno dei parchi urbani più grandi d’Italia

Il Real Bosco di Capodimonte sorge sulla Collina di Capodimonte (non lontano comunque dal centro della città) e nasce come riserva di caccia di Carlo di Borbone. Si estende per 134 ettari accanto alla Reggia e conta più di 400 specie vegetali distinte piantate nel corso di due secoli. Un’area naturale che si affaccia sulla città e sul golfo di Napoli. Uno dei parchi urbani più grandi d’Italia, accessibile gratuitamente e visitato da circa 1 milione di visitatori all’anno.

Grazie al clima favorevole e alla laboriosità di celebri botanici sono state coltivate qui numerose varietà rare ed esotiche, tra cui canfora e camelie dall’Asia, magnolie e taxodi dall’America ed eucalipti dall’Australia. Tra i vialetti si trovano 17 edifici storici che includono residenze, casini, laboratori, depositi e chiese, oltre a fontane, statue, orti e frutteti.

La sua nascita

Il grande parco viene parzialmente ideato nel 1742 da Ferdinando Sanfelice, noto esponente del tardo barocco napoletano, che concepisce un bosco per la caccia strutturato con cinque viali “a ventaglio”, collegando la chiesa, le fabbriche di porcellana e alcune aree agricole da lui progettate, alle masserie già esistenti. Questo primo nucleo si sviluppa in un’area totalmente isolata dallo Spianato della Reggia in fase di costruzione, destinata invece al pascolo, a qualche coltivazione e alle lavandaie per stendere il bucato e contrassegnata dalla strada pubblica, che un tempo univa i casali con il centro cittadino, prima dell’inaugurazione dell’attuale via Miano.

La sua composizione attuale

Attualmente il Real Bosco si compone di quattro aree principali:

Giardino Paesaggistico

Il piazzale che circonda la Reggia, tra le due porte ottocentesche per accedere al Parco, Porta Piccola e Porta Grande, regala ai visitatori un panorama eccezionale del Belvedere, che si affaccia sulla città e sul Golfo di Napoli.

Il giardino mostra oggi una configurazione derivante dalle modifiche apportate dai Savoia, che hanno piantato le alte palme delle Canarie attorno al palazzo e hanno ordinato la spettacolare fontana, realizzata con imponenti statue e delfini in marmo bianco, reperti artistici già presenti nel Bosco.

Giardino Anglo-Cinese

Una delle principali Meraviglie del Real Sito mantiene la conformazione attribuitagli intorno al 1840 da Friederich Dehnhardt, giardiniere capo dell’Orto botanico, quella di giardino all’inglese: un giardino progettato dall’uomo in imitazione della natura, con un’armonica composizione di prati e boschi con alberi centenari.

Si possono ammirare rari esemplari esotici: un imponente Canforo, un Taxodium (Taxodium mucronatum), un Eucalipto (Eucalyptus camaldulensis) e diverse camelie. Nei boschetti vicini si possono vedere magnolie, tassi, cipressi, pini, un magnifico Cedro del Libano e una Melaleuca, pianta piuttosto insolita, erroneamente definita ‘albero della carta’.

Giardino Tardo Barocco

La Porta di Mezzo rappresenta l’accesso originale al Bosco, una porta imponente, un tempo adornata da insegne regali di cui restano segni nei gigli borbonici della splendida cancellata in ferro.

L’ingresso del Quest tramite un ampio emiciclo conduce al sentiero settecentesco del Bosco, che si ispira al giardino barocco, creando un giardino architettonico con una disposizione geometrica.

Progettato nel 1735-1736 da Antonio Canevari e Giovanni Antonio Medrano, il complesso fu realizzato da Ferdinando Sanfelice, dal 1742 al 1748, e completato da Ferdinando Fuga tra il 1760-1770.

Dall’emiciclo si diramano cinque viali, che si espandono a ventaglio nel fitto del Bosco, dove la flora predominante è formata da lecci e da alcuni esemplari di tiglio, acero, roverella e carpino.

Giardino Paesaggistico Pastorale

La zona a settentrione del giardino tardo Barocco, compresa tra Porta Caccetta e Porta Miano, ospitava fino ai primissimi anni dell’Ottocento, il noto Chiuso della Fagianeria, un’area per la schiusa dei fagiani, nutriti con frumento coltivato nei campi vicini e impiegati per le battute di caccia nobili.

Dal 1835, i botanici Gussone e Dehnhardt hanno modificato il paesaggio formando colline artificiali e praterie, boschi dispersivi e alberi isolati, sia esotici che locali. Un panorama rurale in cui persistono edifici storici come l’antica Fabbrica della Porcellana di Capodimonte (1744-1759) e la chiesa di San Gennaro, affiancati da strutture connesse alle attività produttive del Bosco, come la Capraia, che comprendeva locali per usi agricoli, stalle e rimesse.

Gli alberi monumentali

Sei piante del Real Bosco di Capodimonte sono state designate come alberi monumentali per il loro straordinario valore, e molti altri stanno aspettando di essere valutati.

Gli alberi monumentali, considerati beni paesaggistici a tutti gli effetti, rientrano nel patrimonio culturale nazionale, come i complessi archeologici, gli edifici, i castelli e i centri storici di maggior valore. Rappresentano un patrimonio culturale da preservare e valorizzare, monumenti naturali che, come quelli creati dall’Uomo, necessitano di protezione anche secondo la legge.

Nella prima fase di censimento sono stati registrati nell’elenco nazionale degli alberi monumentali il Canforo del Giardino dei Principi, il Cipresso di Montezuma noto come Albero del Thule del Giardino dei Principi, l’Albero dalla corteccia sfogliante del Giardino dei Principi, l’Eucalipto robusto, il Tasso del Giardino dei Principi, il Canforo della Fruttiera Reale (Giardino Torre), un esemplare gigantesco della specie (20 mt di altezza e 730 cm di circonferenza del tronco; la chioma si estende per un’area di 450 mq).

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